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Plastica? No, grazie!

di Stefania De Michele


Sostenere la battaglia plasticfree non è una moda, ma una presa di coscienza rispetto a una delle più gravi emergenze ambientali dell’epoca moderna.

I numeri descrivono il problema: la plastica rappresenta il 95% dei rifiuti nel mediterraneo e proviene principalmente da Turchia, Spagna, Italia, Egitto e Francia.

Nel complesso l’Europa, secondo maggiore produttore di plastica al mondo dopo la Cina, riversa in mare ogni anno tra le 150 e le 500 mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e 130 mila tonnellate di microplastiche. Nella cornice dello splendido mare sardo si è sviluppata un’iniziativa a cui hanno aderito, su base volontaria, otto titolari dei chioschi della spiaggia Poetto di Cagliari. Un progetto partito dal basso, che apre la strada a normative più stringenti in materia di utilizzo della plastica.

Il Poetto di Cagliari si impegna. L’iniziativa, denominata“Bar for the sea”, nasce a giugno grazie alla fondazione MEDSEA e a “Parley for the Oceans”, organizzazione ambientale statunitense che si batte per la tutela degli ecosistemi marini. Firmando un memorandum, alcuni fra i proprietari delle attività di ristorazione che punteggiano il lungo arco del litorale si sono impegnati a ridurre, con il supporto degli esperti MEDSEA, l’utilizzo della plastica nei loro esercizi.

I dati che emergono dal trimestre luglio-agosto-settembre sono stupefacenti. Considerati in media 1570 coperti giornalieri per le otto attività, il mancato impiego di plastica è quanti cabile in 3,659 kg, o in 91,474.92 metri cubi. Tradotto per numeri e immagini: i 3,659.00 chili di plastica non utilizzati equivalgono a 36,59 km2. “Si può dire – si legge nel sito della fondazione MEDSEA – che è stata evitata la ‘formazione’ di un’area avente la stessa superficie di due isole sarde, la Maddalena e di Caprera, o di 3,659 campi da calcio”.

L’iniziativa di Cagliari è l’esempio virtuoso di come il nuovo corso possa partire dalla comunità prima ancora di raggiungere lo status di norma cogente. Nei chioschi del Poetto di Cagliari la plastica per i prodotti da asporto è stata sostituita dal cartone, dal legno per le palette di caffè e gelati o, nel caso dei cocktail, dal PLA biodegradabile. Le bustine contenenti olio e aceto rimangono, anche se i clienti vengono invitati a condire le loro pietanze al banco. Nel servizio al tavolo la plastica è stata interamente eliminata. L’acqua e le altre bevande sono state vendute nel tetrapack, in lattina e nei vuoti a rendere. La risposta dei clienti è stata straordinaria, segno che l’impegno è la sola via che davvero paga.

L’inquinamento è un problema globale. Nei mari e negli oceani, invasi dalla plastica, si sono formate delle vere e proprie isole: le cosiddette Plastic island o il Great Garbage Patch. Ne esistono cinque: due galleggiano nel Paci co, due nell’Atlantico e una nell’Oceano Indiano. L’inquinamento da plastica è un problema globale, tanto che le Nazioni Unite hanno inserito la tutela dei mari tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile: è il Goal 14 – Vita sott’acqua. Nell’Agenda 2030 si legge che occorre “conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”. Gli effetti negativi dell’inquinamento hanno conseguenze immediate sulla fauna. La maggior parte delle specie marine ingerisce plastiche o microplastiche. Non c’è una sola specie di tartaruga marina che nuoti nel Mediterraneo senza plastica nello stomaco.