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Le parole sono importanti. Le parole gentili ancora di più.

di Emanuela Kalb


Parlate di meno, se non sapete esprimervi con gentilezza, e abbracciate di più. Funziona.”

Come ho scritto di recente, ho parlato con un sacco di persone che soffrono o hanno sofferto, in questo periodo. Persone che si trovano in un lago buio e stagnante e persone che invece ne sono uscite, ma che ricordano chiaramente quella sensazione. Le storie che mi hanno accompagnato e che ho raccolto in questo pezzo di strada, hanno ad oggetto varie tematiche, sviluppi diversi, alcuni ancora in fieri, ed esiti differenti. C’è una cosa però che accomuna tutte le storie che ho ascoltato, tutte avevano un comune denominatore: l’incomprensione. Tendenzialmente involontaria, ma socialmente preoccupante. C’è una serie di cose che mi arrivano, da sempre, come note stonate nelle relazioni con gli altri, e ultimamente ancora di più. Il non essere compresi dalla propria tribù è una di queste. E in questo viaggio fatto di consapevolezza, se riesco a trovare uno spunto di riflessione su cui ragionare “a voce alta”, se riesco a modificare il punto di vista anche solo di una persona, oltre al mio, mi sembra di dare valore alla mia esperienza e a quella di chi mi ha fatto dono di condividere la sua con me.

[So che posso sembrare categorica, ma nel generico “voi” a cui mi rivolgo, mi ci metto dentro anch’io. Per tutte le volte in cui, anch’io, non sono stata o non sono capace di comprendere. Nonostante tutto]

E allora: smettete di dire alle persone che non devono piangere, non perché vi dispiaccia, solo perché non sapete come comportarvi. Siate coraggiosi, affrontate l’imbarazzo di stare in silenzio.

Smettete di normalizzare situazioni che di normale, per chi le sta vivendo, non hanno nulla.

Una persona che ha perso qualcuno che ama, sta vivendo un lutto.

Una persona che ha perso uno o più organi, sta vivendo un lutto.

Una persona che ha perso un bambino o non riesce ad averne, sta vivendo un lutto.

Un lutto non durerà di meno se fingerete di non vederlo o se incoraggerete chi lo sta vivendo a non smazzarsi serenamente tutte le fasi che il lutto prevede.

No, non è “deprimente”. È naturale e necessario. È sano.

Guarire richiede tempo.

Smettete di dire che volete stimolare, pungolare, invogliare a reagire qualcuno che sta soffrendo con psicologia inversa e comunicazione squisitamente antifrastica: essere manipolatori non vi rende buoni leader, tanto meno buoni amici.

Smettete di nascondere la tenerezza che provate per chi soffre con modi bruschi e sbrigativi.

Non sembrate assertivi, ma solo impauriti.

E no, non siete di supporto.

Parlate di meno, se non sapete esprimervi con gentilezza, e abbracciate di più.

Funziona.

Smussate gli spigoli vivi della comunicazione, date valore alle parole.

Le parole sono importanti.

Le parole gentili ancora di più.

Smettete di essere duri con voi stessi essendolo con gli altri.

Non sembrerete più forti facendo sentire gli altri inadeguati, ma solo un po’ stronzi.

Smettete di avere paura di quello che vedete riflesso in chi vi sta davanti.

Perché siete sempre voi.

Cercate di comprendere l’importanza di ascoltare, ma di ascoltare davvero.

Con la testa, con gli occhi, col corpo. Con quello che volete.

Ma ascoltate con tutto il vostro essere.

Ascoltate per ascoltare e comprendere, non per trovare qualcosa di intelligente da rispondere.

O qualcosa di risolutivo.

Perché chi parla con voi non vuole soluzioni, a meno che non le chieda in modo esplicito, non siete Bob Aggiustatutto.

Siete un amico. Un genitore. Un figlio. Un compagno. Un fratello.

Qualsiasi sia il vostro ruolo, quindi, mordetevi quella cazzodilingua che vi porta a dire cose a caso senza aver prima ascoltato.

Ecco, l’ho detto.

E se non riuscite a fare tutto questo, allora accettate il fatto che la persona a cui volete bene si chiuda completamente in se stessa.

Come un bocciolo, più che come un riccio.

Non stupitevi, non offendetevi, non sentitevi traditi.

Perché sta facendo una cosa che non ha quasi nulla a che vedere con l’orgoglio, ma molto a che fare con l’amore, quello per se stessi: si sta proteggendo e rigenerando, nella quiete del proprio abbraccio.

Ci vuole serenità, e pace – in fondo – per poter sbocciare ancora e ancora.

Emanuela Kalb • Storyteller from the stars • www.emanuelakalb.com

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