Cerca un articolo

Ruben Celiberti

di Stefania De Michele


L’espressione di un talento che non si nasconde

Potrebbe essere l’uomo della porta accanto. Che non significa che sia ordinario, anzi. Ogni suo gesto è l’espressione di un talento che non si nasconde. Eppure Rubén Celiberti, étoile di fama internazionale, ballerino, coreografo, cantante e pianista argentino, sembra vestire meglio i panni gioviali del buon vicino di casa. Quello che ti sorride e che ti chiede come stai. Alla richiesta di un’intervista, col preavviso d’obbligo di un sms, mi chiama lui e fa: “Ehi, allora! Facciamola adesso questa chiacchierata!”.

Si parte da lontano, dalle origini italiane (la famiglia paterna era originaria di Atessa, in provincia di Chieti) agli studi in giro per il mondo, a Buenos Aires e Parigi. Da buon cittadino del mondo si lega ad ogni luogo e a nessuno, ma quando gli chiedo della Sardegna la sua voce si addolcisce : “Associo la vostra bella regione ad una musica intensa come l’Oblivion di Astor Piazzolla. Questa, con il mare color smeraldo e il sole che cresce e rischiara i paesaggi mediterranei, è per me la Sardegna”. Il legame di Celiberti con l’isola nasce dall’amicizia con Livia Boi, ex assessore quartese, ma soprattutto danzatrice, coreografa, maestra di ballo della scuola Dansetteria, conosciuta in uno studio di Roma tre lustri fa. Da allora l’artista argentino si è esibito più volte a Cagliari, in occasione degli eventi di Dansetteria. Sul palco del teatro Massimo, quest’estate, ha portato la sua esperienza di professionista poliedrico, maturata nelle diverse tappe del suo percorso umano e artistico. Una vita da giramondo, trascorsa tra le fila ad esempio della Compagnia di Attilio Labis e del Balletto Nazionale di Marsiglia (diretto da Roland Petit). In Italia – dove ha deciso di mettere radici – ha effettuato tournée nei teatri più prestigiosi, partecipando anche a musical e festival di danza (tango e milonga). Qualcuno lo ricorderà sul piccolo schermo, dove ha ballato e cantato nello spettacolo di Rai Uno, “Buona Fortuna”.

Non ti fermi mai? “No, mai. Per fortuna. Adesso lavoro per il Teatro di Milano, che il 31 dicembre porterà in scena la prima di un mio spettacolo: “Ruben Celiberti in tango”
Torni in Sardegna? “Certo che sì. Qui ho lasciato cuore e amici. Ricordo ancora lo show di 6 anni fa al Teatro Romano, una delle più belle performance in una delle cornici più suggestive che ci siano. E poi amo il vostro cibo, oltre che la musica tradizionale. Mi incantano gli arrangiamenti moderni, che fanno rivivere i suoni della memoria”.
Cosa provi quando balli, davanti al pubblico? “Entro in un limbo di sensazioni, che crescono man mano che si avvicina il momento di salire sul palco. All’inizio libero la testa, mi ammorbidisco, gioco in un condominio folle di angeli e demoni che mi portano al livello giusto di adrenalina. E poi ci sono solo io e la musica”.
Danzi, canti e suoni il piano. Ma cosa preferisci fare? “Non potrei scegliere. Ora, dopo tanti anni di danza, mi sento più padrone del mio corpo e più sicuro. Anche la voce è cambiata: più colorita, a volte giocosa, a volte intensa. E il pianoforte? Suonare mi rilassa e mi sgombra la mente”.

Rubén Celiberti è considerato una stella della danza di valore internazionale (nel 1996 gli è stato assegnato il “Critics Award” quale miglior performer sudamericano). Nel suo repertorio figurano spettacoli firmati da registi e coreografi quali Lindasy Kemp, con cui ha lavorato nel 1989, Vittorio Biagi (nello stesso anno) e Micha van Hoecke (nel 1995). In Italia recita, nel 1992, ne “La dama delle Camelie”, diretto da Giuseppe Patroni Griffi , e – due anni dopo – in “Un americano a Parigi”, interpretato assieme a Raffaele Paganini e a Rossana Casale. Come coreografo, debutta nel 1992 con il suo “Amor y Tango”, opera in cui mescola danza e canto e della quale è stato interprete protagonista. Nel 2001, durante una permanenza in Italia per uno spettacolo al Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo, Celiberti fa conoscenza con il fotografo Giorgio Di Fede: insieme realizzano un progetto fotografico, allestito al centro Jorge Luis Borges di Buenos Aires, e la pubblicazione del libro “Scatti di danza a Palermo”. Nel 2010 “Scatti di danza a Palermo” viene promossa nuovamente dall’Assessorato ai Beni Culturali della Regione Sicilia, in collaborazione con la Galleria Regionale Palazzo Abatellis e con il patrocinio gratuito dell’ANFE (Associazione Nazionale Famiglie Emigrati)