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Celestino Tabasso: Forse non fa

di Stefania De Michele


C’era da aspettarselo da un sassarese, nato a Nuoro, che vive a Cagliari e – ci tiene a precisarlo – ha il massimo rispetto per Oristano

Uno così, all’anagrafe Celestino Tabasso, sardo apolide, che di mestiere fa pure il giornalista, non poteva perdere l’occasione di intingere la penna nell’umorismo caustico di chi, anche di meticciato culturale, fa onesta professione. Il risultato è un libro irriverente e divertito, singolare e surreale: “Forse non fa. Dieci errori da evitare a Cagliari”, edito da Caracò; nella collana dei Freschi, curata da Francesco Abate. Tabasso, che da buon sassarese scende a Cagliari e da nativo barbaricino si dichiara originario di Nùoro anziché di Nuòro, come dicono i casteddai, ha dato alle stampe un’anti-guida della città, un percorso arioso attraverso manie e luoghi comuni,tic e contraddizioni di Cagliari capitale di Sardegna.
Cominciamo dal titolo: “Forse non fa”. Cosa?…Le cose che “non fanno” (cioè le cose da evitare, le cose inopportune) in teoria sono dieci, come annuncio nel sottotitolo. In realtà, molte sono cenni più o meno scherzosi per raccontare qualche aspetto della città.Per esempio, quando dico che “non fa” ad andare di notte, nudi sotto l’impermeabile, a Monte Urpinu, con una torcia elettrica in pugno, in effetti è solo uno spunto surreale (o semplicemente scemo, secondo qualche mio amico) per fare due passi tra i profumi di resina di questo parco urbano e porgerlo al lettore non cagliaritano. E pure a quello cagliaritano, che magari non mette piede da quelle parti dai tempi del governo Goria.

La prima cosa da evitare a Cagliari?Il primo consiglio è “Non cercare di trovare un perché alle cose che non capisci: spesso non c’è, un perché”. A Cagliari, come in molte altre città, c’è una quota di irrazionale, che va da alcune scelte urbanistiche (basti pensare a come è stato realizzato il quartiere di Sant’Elia) fino ai nomi di alcune strade. Ed è parte del suo fascino, tanto per dire una cosa non originalissima ma che penso davvero: a volte, l’irrazionale è la parte in penombra del fascino di Cagliari.

Arrivarci con i pregiudizi, alimentati in altre zone della Sardegna: sono destinati a crollare appena si fa un’esperienza diretta della città e di chi ci vive. Ad esempio la rivalità con Sassari: mi sono reso conto – quasi con un pizzico di delusione – che è più una leggenda folk (made in Sassari, soprattutto) che un atteggiamento realmente radicato.

Il quartiere, o il luogo, che più ti ha ispirato? Villanova, sicuramente. Fra i quartieri storici mi sembra il più intimo, quello più raccolto a protezione delle proprie storie, dei propri ricordi, di un’eco storica che arriva da lontano e non si spegne. E al tempo stesso è il quartiere dove gli immigrati dall’Africa e dal lontano Oriente incrociano la loro quotidianità con i barbieri e i falegnami che abitano quelle vie da generazioni e generazioni. E poi ci abito io e questo me lo rende caro, evidentemente.

In fondo a Cagliari vuoi bene, vero?Gliene voglio molto, in fondo e anche in superficie, e spero che dal libro si capisca. Devo dire che ho spesso la sensazione che anche Cagliari ne voglia a me. E quando vivi in una città che non è la tua, almeno di nascita, è la sensazione migliore che ti potresti augurare.