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CHIAMAMI COL MIO NOME corre per gli Oscar®

di Redazione ShoppingMag.it


Grande attesa per il film di Guadagnino interpretato da Armie Hammer e Timothée Chalamet, con un cast di coprotagonisti tra i quali Esther Garrel.

Un film che racconta non solo la scoperta della sessualità, ma l’imprevedibilità dell’amore come in un romanzo di formazione nel quale il bravissimo protagonista che interpreta Elio, l’adolescente – subito candidato all’Oscar® – disegnato dal regista sulla sceneggiatura del grande James Ivory (il regista di Camera con vista) che ha tradotto per il cinema il romanzo di André Aciman, ha il senso di un giovane che il regista stesso ha raccontato, citando Truffaut, come il suo personalissimo Antoine Doinel.

Tanti premi già vinti, un’ode internazionale della critica dopo il debutto al Sundance e il passaggio – un anno fa – a Berlino, Chiamami col mio nome corre per gli Oscar®, oltre quella per il protagonista, con le candidature per la sceneggiatura di Ivory e la canzone originale di Sufjan Steven, ma soprattutto come miglior film, qualcosa che all’Italia non accadeva – nella categoria internazionale più importante – dai tempi de La vita è bella di Roberto Benigni (Paolo Sorrentino, come accadde a Tornatore e Salvatores, aveva vinto come Miglior film di lingua straniera).

Un segno importante per un film che il regista ha anche prodotto ma che, pur nella sua internazionalità batte bandiera italiana. Girato con grande delicatezza in un’atmosfera che richiama i film di Bernardo Bertolucci, cui il regista lo ha anche dedicato, presentandolo alla stampa italiana, Chiamami col tuo nome, parla della scoperta di sé attraverso l’amore e il desiderio, ambientato nell’estate del 1983 in una campagna qualsiasi nel nord dell’Italia. Con Timothée Chalamet, nel film il 17enne Elio, ne è protagonista nel ruolo del 24enne Oliver, Armie Hammer, visto in Mine, lo studente americano che il padre di Elio professore di cultura archeologica ospita insieme alla moglie per guidare la sua tesi di dottorato.

Non è un film sull’amore gay – avverte Guadagnino – ma sulla capacità di un ragazzo di crescere attraverso un’esperienza che diventa empatica perché attraverso i personaggi affronta nodi intimi e privati, che possono non riguardare solo i due protagonisti.

fonte WeLoveCinema.it