Cerca un articolo

Il gusto? Anche questione di parole

di Stefania De Michele


Diamo ai foodies quel che è dei foodies.
E cioè informazioni, curiosità, indirizzi di nicchie enogastronomiche per stimolare le endorfine, legate al consumo consapevole di buon cibo e vino.

Per farlo, per intrigare i gourmet per passione, i gastronauti più accaniti, i cacciatori di sapori e profumi, è necessario affinare la conoscenza. Ma non basta: è anche importante saper comunicare le suggestioni che un buon piatto e un’etichetta di prestigio possono regalare.

Gilberto Arru – giornalista enogastronomico, tra i più grandi conoscitori dei prodotti isolani – ha fatto sua la mission di una comunicazione accattivante perché le parole (dosate, scelte e soppesate come in una ricetta d’alta cucina) sono spesso il lievito che fa crescere l’amore per la gastro-cultura .

Com’è cambiato il gusto dei sardi in fatto di vino? “Il gusto è cambiato tantissimo anche tra i sardi. I numerosi corsi, la comunicazione, le manifestazioni enogastronomiche un po’ ovunque hanno contribuito ad accrescere l’interesse nei confronti del vino. I sardi sono più attenti nelle scelte, sia al supermercato che in enoteca”.

Le donne bevono di più? Se sì, cosa? “Le donne bevono di più, spesso con maggiore consapevolezza. Sono in numero crescente nei corsi, sono attente e più predisposte e sensibili nel riconoscere i profumi, più del gusto. Una volta, assaggiando i vini dolci, si diceva “binu de femminas”.  Le donne infatti hanno sempre preferito i vini amabili o dolci. L’evoluzione del gusto è un po’ cambiata e adesso amano bere bianchi e rossi con disinvoltura; ora vanno di moda le bollicine rosa..”

Un vino sardo con cui faresti la corte a una donna.. “Per una cena, dovrei conoscere il menù e scegliere un vino adatto per il puro piacere gastronomico. Per un dopo cena sicuramente una Malvasia di Bosa, amabile o dolce, sui 12 °.. temperatura ottimale per apprezzare questo vino”.

Uno per una cena di lavoro.. “Anche in questo caso è determinante conoscere il menu: a base di pesce un Vermentino di Gallura Piras, a base di carne un Korem. Ma la scelta, tra i vini sardi, è vastissima”.

Cosa pensi dell’autarchia in campo enogastronomico: mangiare e bere ciò che si produce in casa.. “Da sempre sono un sostenitore del prodotto stagionale e del territorio. Non mi interessano gli slogan tipo km 0. Sono per  il recupero della identità gastronomica di ogni singola regione o micro zona, con la sua storicità e tradizione. Mi emoziona ancora , passando nei paesini, vedere davanti alle abitazioni il cesto con gli ortaggi e la frutta di stagione. Io da qualche anno coltivo il mio orticello, ho frutta e verdura, poca ma sana. Va bene anche la mela con il verme: basta toglierlo, ma il sapore è tutta un’altra cosa. Cerco poi di comprare dai produttori locali. Oggi è facile anche per chi vive in città: un piccola gita fuori porta per spezzare i ritmi giornalieri e acquistare qualche prodotto locale. Ma attenzione: qualche furbo compra al supermercato  e poi spaccia frutta e verdura come produzione propria”.

In cosa devono migliorare i produttori sardi? “Ormai la crisi del vino si è allargata in Italia e all’estero reggono ancora alcuni Paesi. Le motivazioni sono diverse, non ultima la lievitazione continua dei prezzi. La Sardegna in particolare non ha mai fatto programmazione e non ha seguito l’andamento dei consumi; spesso ha rincorso le mode, vedi gli spumanti, vedi i vitigni internazionali, ecc. Ho sempre creduto nella identità e specificità dei nostri vitigni, quelli che ti danno l’unicità. Le cose che il consumatore – intelligente, evoluto ed esigente – oggi ricerca. Non è solo importante la qualità, ma quello che il vino riesce a trasmettere, emozioni e suggestioni organolettiche e storiche  del territorio e di chi lo produce. E’ mancata , ed è ancora carente, questo tipo di comunicazione.  Descrivere un vino, anche bene ( ma senza sciorinare termini e definizioni assurde e logorroiche..), non basta più se non susciti interesse ed emozione. Manca ancora una promozione mirata ed adeguata ad ogni singola esigenza. Spesso si va in giro per il mondo con la finalità di vendere, ma la vendita deve essere solo la conseguenza  e il risultato di una comunicazione accattivante, convincente, emozionante e soprattutto veritiera”.